mercoledì 27 luglio 2011

TOP & FLOP, "Fumus" fa il picco

Un duetto che trascina Da Da Da 4.353.000 spettatori, 20,28% di share martedì 19 luglio, ore 20.43. Minuto picco: 5.855.000 spettatori, clip da «Speciale per me» del 2005, Melato e Arbore cantano «In cerca di te» (ore 21.20) Palazzolo e il voto La versione di Banfi 847.000 spettatori, 4,62% di share giovedì 21 luglio, ore 21.16. Minuto picco: 526.000 spettatori, Lanfranco Palazzolo spiega la rarità dell' appello al voto palese, che Banfi attribuisce a Internet (ore 23.01)

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(25 luglio 2011) - Corriere della Sera

giovedì 21 luglio 2011

Articolo de "L'Espresso" su "Fumus persecutionis"

Montecitorio, zona malfamata

di Susanna Turco
Oggi la Camera vota sull'arresto di Papa, ma gli onorevoli che senza immunità ora starebbero in cella sono una decina, da Cosentino ad Angelucci. Poi ci sono quelli condannati in appello, da Dell'Utri a Brancher
(20 luglio 2011)
Straordinari. Riunioni roventi. Migliaia di fogli. Alle Giunte per le autorizzazioni e le immunità di Camera e Senato è overbooking. Sedute notturne, ma anche alzatacce. Lunedì mattina, per dire, Pierluigi Castagnetti, che presiede la Giunta a Montecitorio, è stato buttato giù dal letto dall'arrivo di un plico alto così, con la seconda richiesta dei pm su Marco Milanese, del quale tre giorni prima da Napoli avevano già chiesto l'arresto.

"Se l'avessi saputo, quando ho accettato questo incarico a inizio legislatura...", sospirava l'ex popolare fumando il sigaro nel deserto di Montecitorio. Se l'avesse saputo: ma nessuno poteva immaginare che - in barba all'abolizione dell'immunità parlamentare - le Giunte che vagliano richieste di arresto e di utilizzo delle intercettazioni dei parlamentari avrebbero lavorato così tanto, come non accadeva dal lontano '93.

Sempre più nell'occhio del ciclone, fino a questo luglio rovente: agitati dal caso di Alfonso Papa, del quale i pm che indagano sulla P4 chiedono l'arresto; impegnati a leggere le carte che riguardano Denis Verdini, uomo-macchina del Pdl, il Gup dell'Aquila ha chiesto di utilizzare le intercettazioni sugli appalti per il G8; in attesa che la stessa richiesta arrivi da Palermo, dove sono state appena depositate le registrazioni sul ministro Saverio Romano e il senatore Carlo Vizzini, coinvolti nell'inchiesta su presunte tangenti pagate col denaro di Ciancimino.

Per non parlare del superlavoro procurato nei mesi scorsi dal Berlusconi sotto processo a Milano per il caso Ruby. Numeri da record, quanto alle richieste d'arresto: cinque alla Camera e quattro al Senato. Tra il '92 e il '94 furono 28, come ricorda Lanfranco Palazzolo nel suo "Fumus Persecutionis".

Il Parlamento di Tangentopoli rispose sempre no all'arresto, mentre nell'ultimo anno ben due senatori sono usciti (dimissionari) da palazzo Madama per entrare direttamente in galera: Nicola Di Girolamo del Pdl, accusato fra l'altro di riciclaggio e scambio elettorale, cui fu spiegato che se non avesse lasciato spontaneamente la carica sarebbero stati gli stessi senatori ad autorizzare l'arresto; poi l'ex governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro che, condannato a gennaio in via definitiva a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, si è andato a costituire. E se la settimana scorsa Carlo Vizzini si è autosospeso da presidente della Prima commissione del Senato e dagli incarichi nel Pdl, non pare intenzionato a lasciare il posto Romano, neoministro dell'Agricoltura, nonostante la richiesta di imputazione coatta per concorso esterno in associazione mafiosa appena avanzata dalla procura di Palermo.

Si è dimesso da sottosegretario (ma non da coordinatore campano del Pdl) Nicola Cosentino, ora sotto processo per concorso esterno in associazione camorristica e sotto inchiesta per la P3. Fu con lui che cominciò il lavoro grosso di Castagnetti: era il dicembre 2009, e Montecitorio rispose no all'arresto. Come aveva fatto poco prima per il deputato del Pd Francesco Margiotta (coinvolto nell'inchiesta sul petrolio in Basilicata, poi assolto), e come avrebbe fatto poi con il pidiellino Antonio Angelucci.

Il Senato, che ha "salvato" Vincenzo Nespoli (Pdl) dalla richiesta di custodia cautelare per concorso in bancarotta fraudolenta e riciclaggio, aspetta da mesi di votare (dopo una clamorosa spaccatura in Giunta) il sì o no all'arresto del democratico Alberto Tedesco, coinvolto nell'inchiesta sulla Sanità della procura di Bari.

Casi più o meno clamorosi che si vanno ad aggiungere a classici come Marcello Dell'Utri (sette anni in appello per concorso esterno in associazione mafiosa), Aldo Brancher (condannato
in appello a due anni per appropriazione indebita) e Luigi Grillo (in primo grado per aggiotaggio), a pezzi grossi sotto indagine da tempo come Pietro Lunardi (a Perugia, per corruzione), e ai coinvolti nell'inchiesta sulla P3 prossima alla chiusura (tra i quali figura anche il sottosegretario Giacomo Caliendo).

In attesa della prossima sventagliata, del resto, l'aria s'è fatta così pesante che nei corridoi non si esclude nulla, mentre la procura di Roma sfiora la fondazione Italianieuropei di Massimo D'Alema e quella di Napoli danza intorno a Giulio Tremonti.

"Fumus persecutionis" su Lettera 43

di Marianna Venturini

Il garantismo, questo sconosciuto. Dalla maggioranza spaccata sul voto del deputato Pdl Alfonso Papa si sono levate accuse contro Radicali e garantisti, colpevoli di aver tradito i loro principi votando a favore dell’arresto.
Il primo a lamentarsi è stato Silvio Berlusconi, che si è scagliato contro gli esponenti del partito di Pannella e, in particolare, contro l'ex radicale Benedetto Della Vedova, capogruppo di Futuro e libertà. Rei, secondo il premier, di un voltafaccia in piena regola.
GIANNI: «PAPA VITTIMA SACRIFICALE». Pippo Gianni del Partito dei Popolari per l'Italia è arrivato a definire Papa «vittima sacrificale di un sistema impazzito». E poi ha aggiunto: «Col voto sono stati aboliti il ragionevole dubbio e la presunzione di innocenza».
Non ha usato mezzi termini Andrea Marcenaro sul Foglio: «Possono stare per 40 anni senza nemmeno sfiorarlo, Caino, ma quando decidono se lo inculano vivo».
Insomma l’autorizzazione all’arresto ha acceso il dibattito sul comportamento di molti indefessi liberali che, fino al 20 luglio, hanno fatto del rispetto delle garanzie costituzionali il vessillo della propria azione politica.

La difesa radicale: contro Papa nessun fumus persecutionis

Accuse che sono state rispedite, con più o meno incisività, al mittente. Per Elisabetta Zamparutti, esponente radicale eletta nelle liste del Pd, nel caso di Papa si è trattato «di decidere se ci fosse o meno fumus persecutionis». E la deputata non ha avuto dubbi: «Non c’è nessuna persecuzione», ha detto, «da parte della, pur pessima, procura di Napoli».
CONTRO LE LEGGI AD PERSONAM. La difesa del parlamentare, ha rilanciato Zamparutti, è arrivata invece «da parte di chi, nel corso di questi tre anni di legislatura, non ha fatto altro che inasprire pene, introdurre nuovi reati e tentare di far approvare misure di garantismo». A patto però che «a essere garantito fosse innanzitutto uno». E sempre lo stesso.
C'è una sproporzione, dunque, secondo la deputata, tra la reazione scatenata da un singolo voto e l'atteggiamento complessivo della maggioranza. E il paragone con Caino, evocato da Il Foglio, è «una misera operazione che svilisce il senso nobile del garantismo».
Intanto Marco Beltrandi ha annunciato che una delegazione radicale andrà a trovare Papa a Poggioreale. «Credo che i radicali che ripetutamente visitano gli istituti penitenziari», ha spiegato, «troveranno presto un'occasione per poter fargli visita».

Della Vedova accusa il governo di «garantismo trasformista»

Stessa linea per Benedetto Della Vedova, capogruppo di Fli alla Camera che ha ribadito come il garantismo non significhi «avere un occhio di riguardo per i potenti o per gli imputati perbene». Per questo, secondo l'ex radicale, quello ostentato dalla maggioranza è un «garantismo trasformista». Ingiustificato, per di più, visto che «il fumus persecutionis, nel caso di Papa, non c’è».
Della Vedova è uscito dalle definizioni per passare al contrattacco. Mentre la vera battaglia ha come scopo «impedire che vengano condannati gli innocenti», ora il contraltare è rappresentato da un governo che «lavora per evitare che vengano condannati i colpevoli».
IN MANETTE PREVENTIVE 28 MILA DETENUTI. Papa o non Papa, il problema della carcerazione preventiva è ben più ampio e riguarda il 40% dei 70 mila detenuti italiani: «Più di uno su quattro sta aspettando di essere giudicato», ha ricordato Della Vedova. «La metà di loro sarà assolta e spero accada a Papa».
Il j'accuse del futurista è tutto rivolto a una maggioranza rea di aver «inventato reati, aggravanti e misure eccezionali, imbracciando la retorica securitaria».
Detto questo, il deputato ha ammesso che «la decisione su Papa non è stata presa a cuor leggero», ma allo stesso tempo «non era possibile fare altrimenti».
Insomma, il capogruppo di Fli è convinto che «la decisione della Camera non c’entri niente col garantismo» e «i senatori hanno commesso un errore madornale nel decidere di votare contro l’arresto di Alberto Tedesco».

Giachetti: «Serenità mescolata a una grande fatica umana»

Non sono mancate poi le confessioni che alcuni politici hanno affidato ai social network. Roberto Giachetti, per esempio, deputato del Pd con un passato da militante radicale, ha spiegato su Facebook il suo stato d’animo: «Vivo un doppio sentimento: di grande serenità per il mio sì all'arresto di Papa ma anche di grande fatica umana». «Non auguro a nessuno», ha aggiunto, «di doversi trovare a decidere spingendo un tasto sulla carcerazione di un'altra persona».
IL RISPETTO DELLA LEGGE. Parlando con Lettera43.it, Giachetti ha spiegato che «il vero garantismo è il rispetto della legge» e «il caso di Papa può far capire alla maggioranza il principio che la legge è uguale per tutti».
La sofferenza umana per il deputato si contrappone quindi al disastrato sistema della giustizia «che necessita di una riforma».
Per il parlamentare se da un lato deputati e senatori «vanno tutelati nell’esercizio della loro funzione», dall'altra va respinta l'idea che la casta salvi sempre se stessa.

Palazzolo: «Il voto segreto è espressione di garanzia»

La difesa dei garantisti ruota, in buona sostanza, tutta attorno all'assenza, nel caso di Papa, del cosiddetto fumus persecutionis.
Ne sa qualcosa Lanfranco Palazzolo che al tema ha dedicato un libro (Kaos edizioni) in cui ha ripercorso la storia delle autorizzazioni a procedere.
«Per i radicali il garantismo si è sempre tradotto nell’uguaglianza davanti alla legge», ha detto il giornalista. «Per questo Pannella si è sempre schierato per le autorizzazioni a procedere». In questa ottica rientra anche il voto del 20 luglio che «dimostra un atteggiamento coerente».
Eppure è dal 1984 che non veniva votato un provvedimento del genere, quasi a dimostrazione di come la politica chiusa in se stessa tendesse a preservare i suoi benefici.
LA COERENZA DI PANNELLA. «Pannella si è sempre battuto perché fosse concessa. L'ha fatto anche nel 1993, quando sotto accusa c'era Bettino Craxi», ha ricordato Palazzolo. Giudicare negativameente la condotta dei radicali è quindi «superficiale».
Bisogna poi considerare il contesto politico: «Se si fosse votato un anno fa è probabile che il risultato sarebbe stato diverso», ha aggiunto.
Anche il voto segreto, messo in discussione da alcuni esponenti berlusconiani, per Palazzolo rientra nel concetto di garanzia. Non è un caso che nel prevederlo l'ordinamento della Camera si richiami all’articolo 13 della Costituzione proprio sulla libertà dell’individuo.
Giovedì, 21 Luglio 2011

Luca Telese cita "Fumus Persecutionis" nella puntata del 20 luglio 2011